Ultimo atto: verso sera le truppe nazi-fasciste abbandonano i luoghi del rastrellamento, ma il massacro non è ancora finito. Sui camion del 263° Ost-Bataillon ucraino avevano caricato un padre di famiglia e due Partigiani di Piana, mentre un ragazzo di Brogliano, assolutamente estraneo, è prelevato lungo la strada; diretti ad Arsiero, durante il viaggio fanno un quinto prigioniero la cui identità è rimasta sconosciuta; dopo Piovene Rocchette, nei pressi della Birreria “Summano”, i soldati fanno scendere i 5 prigionieri e li fucilano ai margini della strada; essi sono:
Marcellino Battistin “Neghelli” di Domenico e Teresa Cenzato, cl. 26, da Contrà coste di Piana;
Luigi Sperman “Erman” di Onorio Domenico e Giuseppina Pellizzari, cl. 24, da Piana;
Onorio Giovanni Battista Sperman di Gio Batta e Margherita Boscato, cl. 02, da Piana – zio di Luigi;
Francesco Nardi di Augusto, cl. 24, da Vallorcola di Brogliano.
Le vittime dell'eccidio sono 16 civili e 43 partigiani (compresi quelli di Piovene) Dai riscontri al cimitero tedesco di Costermano i morti tedeschi sono meno di 20. Come detto però all'azione hanno partecipato molti fascisti italiani che sono stati sepolti in diversi cimiteri. Il numero certo dei caduti da parte nazifascita non è perciò certo ma la cifra di 40 non si allontana dal vero.
Il numero di morti degli attaccanti sta a dimostrare che i partigiani si difesero molto bene, addirittura contrattaccarono. L'ordine di Zuccari fu preso in uno di questi contrattacchi e va a merito militare di questi ragazzi senza particolare esperienza il fatto che si impadronissero sempre delle armi, delle munizioni e dei documenti del nemico ucciso o messo in fuga.
E' da segnalare che dei partigiani uccisi sette erano della classe 1926, 4 della classe 1925 e due del 1927: ragazzi di 18, 19 e perfino di 16 anni. Se i bandi di leva lasciavano poche alternative ai giovani della classe 1924 chiamata alle armi che se non si presentavano a servire la Repubblica di Salò automaticamente diventavano disertori con pena di morte, e avevano, quindi, un interesse a difendersi nel partigianato, i giovani di della classi successive erano in montagna per assoluta libera scelta.
Il rastrellamento, dopo una pausa in cui i tedeschi riorganizzano le forze, prosegue il giorno 12 investendo la zona della Pasubio secondo il piano originale
CONSIDERAZIONI
La Brigata Stella al momento del rastrellamento era in gravissima crisi di direzione, aveva appena perso Dante Pierobon, fucilato a Padova il 17 agosto e Clemente Lampioni “Pino”, impiccato sempre a Padova il lo stesso giorno (i fascisti non sapevano di aver catturato sia il comandante che il commissario della Brigata Stella e i due vennero uccisi per diversa rappresaglia). Sotto il comando di Dante e Pino la Brigata Stella tra Aprile e Luglio aveva eseguito ben 70 azioni militari contro i nazifascisti, la sostituzione di un tale comando era evidentemente difficile.
L’anima della Stella e del battaglione Brill, Rigodanzo Alfredo “Catone”, commissario politico, si trova al momento dell’attacco nella zona di Monte di Malo per concordare una azione con il TAR verso San Vito di Leguzzano e assiste all’eccidio di Piana dalla dorsale della Stomica senza poter far nulla. Il comando della Stella era stato assunto da Jura, di provata esperienza, ma che non conosceva ne' il territorio, ne' gran parte dei veterani in continuo movimento.
L’assenza di un comando autorevole ritarda la reazione della Stella che avrebbe dovuto e potuto sganciarsi nelle ultime ore della notte risalendo verso Campanella di Altissimo. La salvezza non sarebbe stata sicura, ma lo sbandamento successivo certamente inferiore. La preparazione di un rastrellamento non poteva essere tenuta segreta, come minimo l'ordine per il pane per 2000 persone non passava inosservato, inoltra qualche prudente fascista si preparava una cambiale per un incerto dopoguerra avvisando i partigiani di scappare. Molte testimonianze, compresa quella della protagonista, la staffetta "Gina" confermano che dal comando della Garemi arrivò, la sera prima del rastrellamento, l'ordine di sganciarsi.
"Arrivai" dice la Gina "la sera prima del rastrellamento ed ero latrice di un ordine del comando alla Brigata Stella, non conoscevo i contenuti del biglietto, ma sapevo che nel caso avessi dovuto distruggerlo per strada, che ordinava agli uomini della Stella di lasciare subito quella località e di portarsi in altre, più in alto e più sicure. Appena arrivata consegnai il foglio di cui ero latrice al comandante Jura"
La gravità della situazione e l'urgenza dell'ordine vennero sottovalutati
"La risposta che ebbi fu quella che avrebbero senz'altro lasciato la zona, come essi stessi avevano già deciso, e che ciò sarebbe avvenuto il mattino seguente"
La Gina, che aveva il fratello combattente nella brigata (Gino Ongaro - Ursus), si fermò alla Piana e rischiò di venire uccisa. Durante il giorno prestò soccorso a numerosi feriti. Dobbiamo segnalare lo straordinario coraggio di questa donna che rimase al centro della battaglia pur sapendo cosa stava arrivando
Perchè l'ordine fu differito e sottovalutato?
Tre sono le motivazioni: in primo luogo la Stella non era una unità omogenea, aveva avuto una improvvisa espansione e Jura, probabilmente, pensò che uno sgancio notturno di 200 partigiani non adeguatamente inquadrati poteva essere il caos, in secondo luogo Jura era comandante da poco e non conosceva molto bene i suoi subordinati e il terreno in cui operava; l'unico che aveva l'autorità sufficiente e la conoscenza della rete organizzativa, ossia Catone (Rigodanzo Alfredo) era in qual momento a Monte di Malo.
Soprattutto, però, pesò l'errata valutazione della situazione militare e politica generale
Il mese prima la Stella aveva effettuato una impresa straordinaria: il disarmo del ministero della marina della RSI a Montecchio Maggiore. L’operazione aveva fruttato armi e denaro, oltre che innalzato il morale dei combattenti. La valutazione non solo del comando della Stella, era che i tedeschi dopo la sconfitta a Cassino, le immense perdite del Gruppo Armate Centro in Russia e lo sfondamento a Falaise in Francia avessero ormai perso la guerra e si apprestassero a ritirarsi sulle Alpi abbandonando l'Italia e i fascisti al loro destino.
Nell'agosto la prospettiva insurrezionale era tra le opzioni non solo possibili, ma probabili; gli stessi comandi generali del CLN in quel mese la danno per certa.
In tale errato quadro valutativo vennero intrapresi contatti che verificassero la volontà di disertare dei tedeschi e la possibilità di una tregua con i tedeschi per chiudere qualche conto con i fascisti.
Inoltre su proposta del Commissario Politico della “Pasubiana”, Alberto Sartori “Carlo”, la Stella doveva attaccare il comando della "Tagliamento", posto nella "casa della dottrina" di San Vito di Leguzzano (si veda Il disastro di San Vito di Leguzzano 7 settembre)
un'azione impegnativa progettata in quei giorni, in seguito alla cattura del comandante del reparto partigiano "C. Battisti", Augusto Ghellini detenuto in a S.Vito, oltre a ciò si voleva vendicare la morte di Fiorenzo Costalunga ("Argiuna") avvenuta il 6 settembre, ma soprattutto per la necessità di rifornire gli uomini di armi, sull'esempio del disarmo del ministero della Marina compiuto dalla Brigata "Stella" a Montecchio Maggiore nel mese di luglio.
"sarebbe stata la più grossa operazione di guerra compiuta dai partigiani: era stata perfettamente organizzata. Un tedesco ci forniva giornalmente la parola d'ordine per entrare nel comando della "Tagliamento". Fu predisposto un piano di attacco che prevedeva l'unione di varie forze partigiane della zona: il Btg. "Cocco" (comandante Gasparotto Francesco "Furia" e commissario politico Frigo Armando, "Spivak"), il Btg. "Tordo" della Brigata "Stella" (comandante Gino Soldà "Paolo" e commissario politico Gino Massignan "Renzo"), il reparto garibaldino di Ferruccio Manea "Tar" e il distaccamento territoriale autonomo "C. Battisti". La zona della Piana era una base di lancio per passare la valle e partecipare all’operazione e un corridoio attraverso il quale successivamente ritirarsi.
In realtà la situazione sul campo è del tutto diversa:
- l'offensiva sulla Linea “Gotica” si sta esaurendo perché dopo lo sbarco in Normandia gli Alleati puntano tutto sul fronte francese;
- Kesselring, da parte sua, è convinto di poter tenere inchiodati gli Alleati sulla Linea “Gotica” per tutto l'autunno e l'inverno, sta costruendo una nuova, poderosa linea di difesa nella pedemontana veneta, la Linea “Blu” e sta organizzando rastrellamenti ad ampio raggio per tener libere le linee di comunicazione e a questo scopo ha organizzato una riserva mobile antipartigiana di quasi 60.000 uomini; i tedeschi quindi non sono alla vigilia del tracollo ma, al contrario, hanno ancora mezzi ed energie sufficienti per resistere agli anglo americani e per colpire pesantemente le formazioni partigiane.
In secondo luogo:
- la Brigata “Stella” ha appena perso il suo comandante “Dante” (Luigi Pierobon) e il suo commissario politico “Pino” (Clemente Lampioni), catturati e uccisi a Padova dai tedeschi alla metà di agosto. Al posto di “Dante” il comandante della Divisione “Garemi”, Nello Boscagli “Alberto”, aveva mandato ad assumere il comando “Jura” (Armando Pignotti), che però non conosceva ancora bene gli uomini e il territorio, avendo operato prevalentemente in Val Leogra e in Val d'Astico. E' quindi una Brigata in piena fase di transizione e di riassestamento dei vertici.
In terzo luogo:
- la bella stagione, i continui rastrellamenti e la prospettiva di una fine imminente della guerra, hanno fatto salire in montagna molti giovani “renitenti” alla leva repubblichina, disarmati e del tutto impreparati alla guerriglia.
"Dalla lettura dei documenti del Btg "Stella" si intuisce che i contatti inaspettati con le forze tedesche e la possibile offensiva contro le forze fasciste a Valdagno avevano creato una situazione difficile da gestire insieme con «l'attacco alla Tagliamento». I comandi partigiani sospesero la prima operazione e fissarono la seconda per la notte tra il 9 e il 10 settembre. Ma una pattuglia del "Cocco", un Battaglione alquanto autonomo nelle azioni, ma soprattutto assai insofferente della disciplina, decise l'8 settembre di attaccare un gruppo di legionari inseguendoli fino al paese di S. Vito di Leguzzano, dove furono fermati da una mitragliatrice posta sul campanile della chiesa. In loro aiuto accorsero altri partigiani, ma dovettero ritirarsi ben presto con un pessimo risultato: due morti (Braggion Pietro e Giuseppe Corà) e tre feriti"
Per chiarire la situazione con Furia e Spivack "Catone" attraversa l'8 settembre la valle dell'Agno.
Il piano tedesco prevede che i rastrellamenti debbano colpire in modo inaspettato e violento, cogliendo di sorpresa i partigiani. Per questo motivo nel mese di agosto i tedeschi evitano ogni possibile scontro e cercano di ottenere tutte le informazioni possibili sulla dislocazione e sulla consistenza delle forze partigiane, riuscendo ad avere, nei primi giorni di settembre, contatti diretti con il comando della “Stella” mediante finte proposte di diserzione.
Non è un caso, dunque, che il documento tattico dell'operazione “Timpano” mostri la grande quantità di notizie che sono a disposizione dei comandi tedeschi. Nel documento si trova persino una descrizione dettagliata del comandante “Vero” della Divisione “Pasubio:
“persona magra, smilza, dal naso aquilino, di fronte bassa, con piccoli occhi dallo sguardo pungente, i capelli neri, lo fanno rassomigliare nell'aspetto ad un ebreo”. Appare evidente l'accostamento tra la figura “dell'odiato nemico partigiano” e quella “dell'odiato nemico ebreo”, paragone utilizzato per accrescere ancor di più l'odio verso i “banditi”. Non sufficientemente indagata nel dopoguerra fu la rete spionistica che aveva fornito le informazioni ai tedeschi.
La tattica dell'accerchiamento rapido colpisce di sorpresa la Stella che reagisce in ritardo (dove per ritardo non si intende ore, ma poche decine di minuti) e, soprattutto, prende la direzione di ritirata sbagliata: la salvezza è verso Campanella d'Altissimo e Marana, ma una parte delle pattuglie si dirige verso i Faldi dove sono stati al sicuro per tre mesi.
Quelli che in qualche modo riescono ad uscire dall'accerchiamento stretto, e sono certamente più di 200, trovano temporaneo rifugio nei foltissimi boschi della dorsale Agno-Chiampo dove la visibilità non supera i 10-15 metri e dove gli stessi tedeschi hanno timore di addentrarsi limitandosi a lanciare bombe a mano che, in quella vegetazione, sono poco efficaci. Durante la notte tutti i partigiani che si sono salvati riescono ad esfiltrare dall'accerchiamento che, in molti punti, è stato aperto perchè i nazifascisti hanno ritirato alcune formazioni da impiegare successivamente contro la Pasubio. La brigata comunque subisce un colpo durissimo: non solo per la perdita di 43 combattenti, alcuni dei quali di provata esperienza, ma per la rottura del sistema di comunicazioni e il terrore sparso nelle contrade della dorsale che fino ad allora avevano appoggiato il movimento.
I giorni successivi dalla zona di Piana-Selva-M. Faldo i nazi-fascisti si spostano sul versante veronese, puntando verso Contrà La Rama, sede del comando della “Pasubio”.
Nell'alta Valle del Chiampo le precedenti puntate, impropriamente chiamate rastrellamenti, dei nazifascisti hanno lasciato in piedi poche case, soprattutto dopo quelle di luglio: qualche stanza rabberciata alla meno peggio con massi e tavole, qualche fienile adattato, ruderi di case coperte da tetti di paglia, poca gente che si ostina a restare scegliendo di vivere anche nel pollaio rimasto in piedi.
Sotto la cartina delle operazioni tratta dal volume di Pierluigi Dossi edito da Studi Storici Anapoli (vedi link finale)
Nonostante questa situazione di miseria il nazifascista si accanisce ancora una volta su quelle che sono soltanto rovine. Gli scampati al nuovo eccidio trovano ancora la forza di resistere a quell'atmosfera di incubo e di terrore. I Lessini bruciano di nuovo, da Campanella d'Altissimo i tedeschi con i mortai bombardano le contrade dall'altro lato della valle; il cielo è letteralmente offuscato dai fumi; si vive tra i boschi, nei “busi” più riparati.
L'11 settenbre i nazifascisti arrivano a Brenton e lo danno alle fiamme; dal 12 settembre da Sud (S.Giovanni Ilarione) attaccano Vestenanuova, Badia Calavena, S.Andrea, Selva di Progno e Giazza. La località pià colpita è Vestanuova che viene incendiata
l 13 settembre il terrore arriva a Scarmana, Fitto, Ferrari, Ontin, Palazzina, Poli, Santi, Durli, Pandolfi, Valli, Sivieri, Pasqualini, Corte, Casoni, Mainenti e Stanghellini. Non è più guerra ai partigiani: il tedesco fa la guerra agli italiani. Lo scopo è desertificare l'est dell'atopiano lessinio.
La “Pasubio”, cacciata nella zona di Contrà Cracchi, non resiste a lungo e ne esce distrutta. Lo stesso Marozin si salva a stento, sorpreso in un'imboscata. I pochi rimasti si spostano verso le alte valli della Lessinia veronese, successivamente il Marozin e 19 dei suoi si sposteranno a Milano partecipando all’insurrezione della città.
Dal 12 al 16 Settembre 1944, nella vallata del Chiampo, a Molino di Altissimo, Crespadoro, Durlo, Campodalbero si scatena la violenza dei nazifascisti.
“...per quattro giorni la popolazione di quei paesi è vissuta nel terrore. Cinque borgate della parrocchia di Molino di Altissimo completamente distrutte; distrutte pure alcune borgate di Crespadoro, qualche casa di Campodalbero e quasi tutto il paese di Durlo. A Campodalbero si asportò tutto il bestiame, in prevalenza composto da pecore, unica sorgente di vita di quella poverissima popolazione. In tutta l'opera di rastrellamento la popolazione fu derubata di viveri, di indumenti, di denaro e di oggetti di valore. Ad alcune donne fu tolto dalle dita persino l'anello matrimoniale.
Nel viaggio di ritorno delle truppe una ragazza di sedici anni, una sposa e un'altra donna furono violentate.
In tutta l'azione nessun ribelle fu preso. Furono invece uccisi cinque capi famiglia, i quali, sicuri della loro condizione, se ne stavano tranquilli al loro lavoro nei campi. Altre cinque vedove con altri innocenti orfani si aggiungono così alla serie già abbastanza lunga creata con le rappresaglie dello scorso luglio nei medesimi paesi.
Credo opportuno, Eccellenza, indicarVi alcune cifre riguardanti solo tre comuni della Vallata di Chiampo. In questi comuni nelle due rappresaglie del luglio e del settembre di quest'anno si ebbero:
a) fabbricati distrutti: abitazioni 434, stalle 574, fienili 543, fabbricati industriali 16, totale 1567;
b) persone rimaste senza tetto: 1917, di cui 711 bambini;
c) bestiame asportato o ucciso: bovini 262, equini 23, suini 23, ovini 221, totale 640;
d) animali di corte: 4695;
e) persone uccise: 52; persone ferite: 5.”
dalla lettera del 28.9.44 di mons. Zinato, vescovo di Vicenza, all'ammiraglio Sparzani sottosegretario di stato alla Marina (trasmessa al Duce).
Il 13 settembre, sulle Scaggine, Vajo della Scagina, una pattuglia della Legione Tagliamento tende un agguato ai partigiani in ritirata, cade il giovanissimo partigiano Francesco Fochesato “Checca”, cl. 30, 14 anni.
Mentre con una pattuglia stava per discendere il vajo viene colpito ad un fianco “attimi di silenzio agghiacciante. Poi i lamenti di Checca che invoca la mamma”. Un tenente repubblichino lo finisce con un colpo alla nuca.
Il 14 settembre, continua il grande rastrellamento. Setacciano tutto il versante veronese, da Durlo a Campodalbero, fino a S. Pietro Mussolino, uccidendo e dando fuoco ad ogni cosa.
In Contrà Massanghella bruciano tutto e portano con se i fratelli Rancan, Luigi, 43 anni e Fulvio, 36; giunti a Contrà Ghiri vengono fucilati.
Quel giorno catturano in Contrà Ceghi altri tre uomini: i fratelli, Zordan Paolo, di anni 47 e Luigi, di 45 anni, Pellizzari Guerrino di 28 anni; dopo essere stati costretti a portare casse di munizioni, vicino a Contrà Montanari vengono massacrati.
“Il giorno 14 da Altissimo si assiste con cuore sospeso all'immane incendio di tutto il versante ovest della Valle, da San Pietro Mussolino a Durlo: una visione infernale e apocalittica...” da don G. Stecco
In Contrà Montanari di San Pietro Mussolino, vengono uccisi: Guerrino Pellizzari di 28 annie i fratelli Paolo e Luigi Zordan;
in Contrà Ghiri, sono uccisi, Fulvio Rancan, 36 anni e Luigi Rancan, 43 anni.
Cadono in combattimento 3 Partigiani della “Pasubio” e 9 arzignanesi della “Garemi”.
L'operazione Pauke è finita il 16 e i tedeschi cominciano a ritirare le truppe per portarle a nuovi massacri, restano in zona alcune formazioni fasciste che vanno a caccia ei superstiti.
La notte del 19-20 settembre, a S. Daniele e Contrà Biasini di Chiampo e a S. Pietro Mussolino, nuova puntata terroristica dei tedeschi
Le contrade colpite nella seconda parte dell'Operazione “Timpano”, sono:
Comune di Valdagno: Contrà Urbani di Castelvecchio;
Comune di Chiampo: S. Daniele, Contrà Biasini, Contrà Zoccolari, Contrà Motto, Contrà Negri Pilota; Contrà Faggiana;
Comune di S. Pietro Mussolino: S. Pietro M.; Contrà Ronga; Contrà Merzo; Contrà Mussolino; S. Pietro Vecchio; Contrà Massanghella; Contrà Ceghi; Contrà Cappello; Contrà Lovati;Comune di Altissimo: - Contrà Cero; Contrà Cego; Contrà Ranieri - Contrà Cavaliere; Contrà Mecchero; Molino; Contrà Poia; Contrà Gromenida; Contrà Bauci; Contrà Mozzi; Contrà Cortivo; Contrà Grobba; Contrà Lovari; Contrà Pino; Altissimo; Contrà Mettifoghi; Contrà Sottoriva; Contrà Maso; Contrà Costa; Contrà Perari; Passo S. Caterina; Contrà Valle di qua; Contrà Caussi; Contrà Valle di là; Contrà Cengio; Contrà Zerbati; Contrà Cocco; Contrà Laita; Contrà Bertoldi; Contrà Sartori;
Comune di Crespadoro: Crespadoro; Contrà Sacco; Contrà Peroni; Contrà Colombara; Contrà Valpiana; Ferrazza; Durlo; Contrà Bruni; Contrà Caliari; Contrà Petrazzini; Contrà Grandi; Contrà Staudri; Contrà Gaiga; Contrà Lace; Contrà Troiani; Contrà Menaspà; Contrà Orche; Contrà Cheghe; Contrà Caliari; Contrà Zordani; Contrà Folo; Campodalbero; Contrà Bauce; Contrà Graizzari di Sopra e di Sotto; Contrà Lovati di Sopra e di Sotto; Contrà Ferrari; Contrà Meceneri; Contrà Conte; Marana; Contrà Cavalliere; Contrà Zanconati; Contrà Castagna; Contrà Bosco;
Comune di Vestenanuova (Vr): Contrà Montanari; Contrà Brusaferri; Contrà la Rama; Contrà Cracchi;
Malgrado siano poche le case rimaste in piedi dopo i precedenti rastrellamenti (vedasi I rastrellamenti del 5 Luglio), sono oltre 133 le famiglie sinistrate nella seconda parte dell'Operazione “Timpano”.
Le distruzioni dell’operazione Pauke si aggiungono a quelle dei due mesi precedenti ed è opportuno dare conto di tutto.
Nell'alta Valle del Chiampo, soprattutto nei rastrellamenti del luglio e settembre 1944, i danni alle persone sono rilevanti: 53 morti (4 bambini, 4 giovani sotto i 17 anni, 8 donne, 11 vecchi sopra i 60 anni; dei rimanenti 9, nessuno aveva obblighi militari) e 5 feriti.
Complessivamente, nell'Alta Valle del Chiampo, come da relazione del Vescovo ricavata dalle autorità comunali, sono stati distrutti 1567 fabbricati: 434 servivano ad abitazione, 16 sono piccole industrie (mulini, segherie, ecc.), 574 le stalle e 543 i fienili:
Il patrimonio zootecnico della vallata dell'Agno e del Chiampo è stato profondamente colpito con uccisioni e asportazioni, pari a 5.335 capi (262 bovini, 23 equini, 134 suini, 221 ovini, 4.695 animali da cortile): 2.637 a S. Pietro Mussolino; 1957 a Crespadoro; 761 ad Altissimo.
I brigatisti la cui presenza è stata accertata negli eccidi e nelle distruzioni sono:
cap. Tomasi Emilio, ten. Andrighetto Luigi, ten. Bigotti ..., Benincà Antonio “Maiaro”, ten. Bertacco Lorenzo, Bevilacqua Luigi, Caovilla Italo, Castagna Fiorindo, Dal Pezzo Antonio “Carpanella”, Dani Luigi, Faccin Danilo, Fornasa Luigi, Garbin Francesco e Ferruccio, Gavasso Emilio ed Ederino, Lacchetti Damiano, Lorenzi Antonio, Marchioro Giuseppe e Vittorio, Martellotta Gennaro, Mazzucchelli Galiardo, Perlotto Costantino e Sante, Pernigotto Cego Elieser, Scalcon Gino, Scalzotto Enrico e Luigi, Schenato Romolo, Spagnolo Elio e Emilio “Maiaro”, Vencato Gio Batta, Visonà Adriano, Zamperetti Gio Batta, Zattera Giovanni “Cagnaro”, Zini Angelo, ... della BN di Valdagno-Cornedo;
Trevisan Alfonso Stefano, Carli Alfonso, ... della BN di Montecchio Maggiore; Boschetti Tarcisio, Cacciavillani Marco, Canton Pilade , Collareda Giuseppe, Dian Angelo, Mazzocco Gio Batta, Ruggero e Silvio “Povoleri”, mar.llo Pieropan Anselmo, serg. Sella , Zanconato Gio Batta, ... della BN di Arzignano-Chiampo;
Burin Francesco, Candia ..., Ceccato Giovanni, Celsan Alcide, Marco, Riccardo e Tranquillo, Cortese Ottorino, De Antoni Mario, serg. Fortuna Mario, serg. Gaigher Livio, Menti Giovanni, Merola ..., Pelettiero Gino e Romolo, Peretto Serafino, serg. Vezzaro Luigi, Zin Renato, ... della BN di Altavilla; Marchetti Siro, Marcon Giuseppe, Tosetto Bruno... della BN di Marostica;
ten. Mazzoni... della 22^ BN “Capanni”.
I nomi segnati in grassetto sono quelli dei brigatisti giustiziati a Valdagno dopo la liberazione con pubblica cerimonia dai partigiani.
I militi della GNR, Btg. OP e Comp. GGL coinvolti sono: tenente Genuino ..., Bertuzzo ..., Bonazzoli ..., Corradini Giovanni (ris. disperso il 10.9.44 sul M. Faldo), Manni Luigi, Michelin ..., Scaroni Umberto, Soldà Primo, Tagliaferro Benito, Vomiero Virginio,
I militi della Legione “Tagliamento” coinvolti sono: colonnello Zuccari Merico, il “Comandante Ussari”; magg. Ragonese Giuseppe; capitani Alimonda Guido, De Mattei Carlo e Fabbri Antonio; tenenti Mazzoni Pino e Pucci Giorgio; s. tenenti Albertazzi Giorgio e Prezioso ....; maresciallo Manca Giuseppe; legionari Bertoldo Renato e Mazzoli Gastone
I rastrellamenti del 9-16 settembre 1944 rappresentano una vittoria per i tedeschi. I reparti partigiani sono disarticolati, la paura aumenta, la popolazione comincia a guardare con sospetto i Partigiani ed a negare loro aiuto. Scrive “Catone”:
Passai la notte così, a ciel sereno. Nessuno più osava ricoverare presso la propria cascina, stalla o fienile un partigiano ... Tutti parevano contro il nostro movimento. In quei giorni per i popolani vedere noi e vedere i fascisti e tedeschi era la stessa cosa”.
Che dopo un simile colpo la Stella sia stata capace di rialzarsi e sopravvivere al durissimo inverno 44-45 va, prevalentemente, a merito di Catone e pochi altri. Viceversa la Divisione “Pasubio” di Marozin, che ha avuto meno perdite, viene completamente annientata e scompare dal panorama della resistenza armata vicentina.
Il 9 gennaio 1946, unico processo per i crimini compiuti con l'Operazione "Timpano", la Corte d'Assise Straordinaria di Vicenza, emette la sentenza di condanna per collaborazionismo contro i brigatisti di Cornedo Benincà Antonio, Zamperetti Gio Batta e Zattera Giovanni; vengono condannati a morte Benincà e Zattera e a 24 anni Zamperetti; tutti e tre ricorrono in Cassazione. Nel mese di aprile '46, la Suprema Corte di Cassazione accoglie il ricorso di Benincà e Zamperetti e la causa viene rinviata alla Corte d'assise di Verona, limitatamente all'omessa motivazione sulla mancata concessione delle attenuanti generiche; non ha viceversa accolto il ricorso di Zattera.
Negli anni successivi, varie amnistie permettono a tutti e tre di tornare liberi.
Ultima informazione
A compenso delle 1500 case distrutte la Germania come pagamento dei danni di guerra offrì la tecnologia e i tecnici delle concerie della renania dando il via allo sviluppo del maggior polo conciario del mondo.
Seguendo Carnera
Qui il link alla pubblicazione sul compagno Quirino Traforti, fucilato e sopravvissuti
http://www.inuovisamizdat.eu/doc/35seguendo%20Carnera%20-%20settembre%202004.pdf
Link utili
Il disastro di San Vito di Leguzzano 7 settembre